{"id":22421,"date":"2021-05-28T13:44:05","date_gmt":"2021-05-28T11:44:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nycwebdesign.eu\/webdesign\/low-code-e-no-code-ecco-come-accelera-lo-sviluppo-applicativo-in-azienda\/"},"modified":"2021-05-28T13:44:05","modified_gmt":"2021-05-28T11:44:05","slug":"low-code-e-no-code-ecco-come-accelera-lo-sviluppo-applicativo-in-azienda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nycwebdesign.eu\/webdesign\/low-code-e-no-code-ecco-come-accelera-lo-sviluppo-applicativo-in-azienda\/","title":{"rendered":"Low-Code e No-Code, ecco come accelera lo sviluppo applicativo in azienda"},"content":{"rendered":"<p> <br \/>\n<\/p>\n<div>\n<p><em>di Giancarlo Valente, CTO di aulab<\/em> <\/p>\n<p>In un mondo in continuo movimento, anche la programmazione cambia. Le piattaforme che consentono lo sviluppo rapido di applicativi si stanno evolvendo, attraverso l\u2019utilizzo di <strong>tecniche di low-code o no-code<\/strong>.<span id=\"more-403474\"\/><\/p>\n<p>Queste piattaforme costituiscono il naturale sviluppo delle piattaforme RAD (Rapid Application Development) come Excel, Lotus Notes e Access, di grande successo a fine degli anni \u201890 e 2000.<br \/>\n\u200b<br \/>\nLo sviluppo avviene con modalit\u00e0 maggiormente <strong>dichiarative<\/strong>, ossia descrivendo al computer quello che si vuole ottenere. \u00c8 quindi pi\u00f9 difficile commettere errori: basta esprimere chiaramente il proprio intento, poi la macchina penser\u00e0 a come realizzarlo. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 in contrasto con le modalit\u00e0 <strong>imperative<\/strong>, dove il programmatore deve indicare al computer, passo dopo passo, i comandi da svolgere. In questo caso, dunque, le possibilit\u00e0 di errore sono pi\u00f9 alte e le capacit\u00e0 ed esperienza dello sviluppatore sono determinanti.<\/p>\n<p>Ma andando nel dettaglio: <strong>quali sono le differenze tra piattaforme applicative no-code e low-code?<\/strong><br \/>\nSi tratta di sfumature, mai nette. <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" class=\"aligncenter size-full wp-image-403476\" srcset=\"https:\/\/cdn.html.it\/mqLpcnUFfm6snFl6SVRp_WfgzSk=\/1920x\/smart\/https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg 1920w, https:\/\/cdn.html.it\/_nAUJSFhrr3Cmt_Xm-gY_3evXi8=\/300x\/smart\/https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg 300w, https:\/\/cdn.html.it\/Ho7dAewM47XmetXhT3wZLEk5j1c=\/600x\/smart\/https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg 600w, https:\/\/cdn.html.it\/TOt-MHsMIicXSdtX2MYBHimOOIw=\/1536x\/smart\/https:\/\/www.html.it\/app\/uploads\/2021\/05\/def-02.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\"\/><\/a><\/p>\n<p>Nelle piattaforme <strong>no-code<\/strong> ci sono degli ambienti visuali che consentono al \u201cprogettista\u201d di realizzare intere applicazioni, grazie al drag-n-drop di componenti. Questi sistemi <strong>consentono<\/strong> ad <strong>utenti \u201cnon sviluppatori\u201d di realizzare<\/strong> degli <strong>automatismi<\/strong>, delle integrazioni tra sistemi preesistenti o intere applicazioni in modo molto semplice.<br \/>\n\u200b<br \/>\nLe piattaforme <strong>low-code<\/strong>, invece, richiedono una conoscenza minima di coding. Il <strong>codice da scrivere \u00e8 puramente descrittivo e dichiarativo<\/strong> rispetto all\u2019intenzione del programmatore\/progettista, ed il sistema penser\u00e0 a tradurre l\u2019intenzione in un applicativo completo e funzionante. <\/p>\n<p>Il punto focale del low code \u00e8 il riutilizzo di parti di codice comuni e una semplice integrazione con i pi\u00f9 disparati sistemi esterni.<\/p>\n<p>Di fatto, quindi, le <strong>piattaforme low code e no code automatizzano e semplificano il deploy<\/strong>, la messa online e la scalabilit\u00e0 del sistema stesso. Grazie a meccanismi di integrazione con le piattaforme cloud, \u00e8 spesso possibile fare il deploy di un ambiente di test, stage o produzione con un solo click. <\/p>\n<p>Una soluzione che consente di <strong>risparmiare tempo e risorse<\/strong>. <\/p>\n<p>Per questo tali piattaforme svolgeranno <strong>un ruolo determinante nella informatizzazione delle aziende<\/strong>, che hanno grande necessit\u00e0 di automazione e integrazione tra vari sistemi.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, stanno aprendo <strong>le porte a una nuova schiera di programmatori<\/strong>, anche <strong>non professionisti<\/strong> ma che conoscono molto bene il proprio dominio applicativo e che possono, attraverso questi sistemi, realizzare dei tool e degli strumenti efficaci e di grande valore.<\/p>\n<p>A confermare l\u2019interesse nei confronti di questo tipo di programmazione sono anche i colossi dello sviluppo software, <strong>da Microsoft ad Amazon<\/strong>, che stanno investendo in piattaforme dedicate al mondo Enterprise di tipo low code. Invece altre aziende, come Bubble e Betty Blocks, si stanno rivolgendo esclusivamente a questo.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 bene sottolineare che queste piattaforme richiedono comunque <strong>agli utenti delle conoscenze rudimentali di programmazione<\/strong>. Inoltre, questi sistemi <strong>non rimpiazzeranno del tutto lo sviluppo software tradizionale<\/strong>. Consentiranno di costruire applicativi molto complessi, ma per gestire i dettagli di questa complessit\u00e0 saranno sempre necessari i programmatori tradizionali.<\/p>\n<p>In particolare, le piattaforme low-code necessitano la digitazione di codice attraverso un linguaggio di programmazione. Quelle no-code, invece, richiedono all\u2019utilizzatore il <strong>pensiero computazionale<\/strong>, che si allena facendo pratica di programmazione, anche se a livello basilare. <\/p>\n<p>Per questo tutte le <strong>aziende dovrebbero valutare di inserire nel proprio organico personale in grado di utilizzare questi strumenti<\/strong>. In questo modo saranno autonome nella realizzazione di tool e automatismi necessari per far conoscere la propria attivit\u00e0.<br \/>\n\u200b<br \/>\nIl problema, in questo senso, \u00e8 la grande carenza di risorse nel settore ICT: in Europa ne mancano oltre 650.000, mentre \u2013 guardando all\u2019Italia \u2013 sono richieste pi\u00f9 di 100.000 figure in ambito tech*. <\/p>\n<p>In questo contesto si inseriscono i <strong>coding bootcamp<\/strong> come l\u2019hackademy di <a href=\"https:\/\/aulab.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">aulab<\/a>: svolgono infatti proprio la funzione di introdurre nuove persone appassionate di informatica alla professione di sviluppatori software, partendo dalle basi e costruendo il <strong>mindset dello sviluppatore orientato al pensiero computazionale<\/strong>. <\/p>\n<p>I nuovi programmatori, anche se junior, saranno cos\u00ec in grado di realizzare i primi applicativi, utilizzando framework di sviluppo web come Laravel, attorno a cui gravitano diversi strumenti molto potenti per la realizzazione di interfacce responsive, applicazione di backoffice o server web.<\/p>\n<p>* (fonti: AGID; Osservatorio delle Competenze Digitali). <\/p>\n<\/div>\n<p><br \/>\n<br \/><a href=\"http:\/\/feedproxy.google.com\/~r\/htmlitedit\/~3\/rQRf2pLVZ8w\/\">Source link <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo Valente, CTO di aulab In un mondo in continuo movimento, anche la programmazione cambia. 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